giovedì 29 luglio 2010

marjuana come si distingue la femmina dal maschio

La marjuana si divde in due forme maschio e femmina,il maschio non genera thc o meglio ne produce poco pari allo 0,10% quindi quelo ke ci interessa e la femmina.

Come riconoscerla
la si riconosce dalle sue infiorescenze in quanto si differenzia dal maschio dai suoi fiori....i fiori femminili sono come due piccoli peduncoli di colore bianco e si sviluppano su ogni nodo (il nodo sarebbe dove si sviluppano i bracci o le foglie) mentre i maschi si riconoscono quando dal nodo anzichè sviluppare un nuovo braccio si sviluppano due piccoli steli ed alle loro estremità ci si trovano due boccioli appesi verso giu quindi prima che si aprono e onde evitare lo spargimento del polline bisogna eliminare le piante maschio e tenere solo le femmine perche se il polline dei maschi feconda i fiori femminili questa blocca la produzione di fiori e soprattutto del thc e inizia a produrre semi e a noi interessa solo il thc.....

NUOVI STUDI

Negli ultimi anni (2010) si stanno conducendo molti studi sulla reale gravità dell'uso di canapa. Molti test hanno infatti paragonato la canapa all'alcool e al tabacco e alla caffeina, sostanze totalmente legali, e i risultati sono stati poco scontati. Ad oggi sappiamo che la canapa, a differenza dell'alcool non arreca alcuna dipendenza fisica, anche ad un uso a lunga durata. Basti pensare che secondo studi condotti la dipendenza data da una tazza di caffè è anche maggiore. Anche sotto un punto di vista dei sintomi a lungo termine la canapa viene messa alla pari con la caffeina. Un altro punto di vista sicuramente positivo è che i casi di gente che ha necessitato di un soccorso medico a seguito dell'uso di canapa è raro. Infatti sappiamo che la canapa a differenza di alcol e altre sostanze non ha un limite di dose (overdose/coma etilico). Non ci sono casi accertati di persone morte a causa di canapa, casi isolati erano dovuti a sostanze mischiate ad essa. Le morti a causa di cancro non sono legate alla sostanza, ma al semplice gesto di fumarla. Una assunzione per via orale ovvia questo rischio ed è quindi la prova che non è la sostanza canapa a crearne i sintomi. Studi condotti sul danno sociale hanno anch'essi dato risultati positivi. Ricerche condotte sulle segnalazioni di violenza, stupri, atti vandalistici, sono spesso collegabili ad un uso di alcool o cocaina, la canapa non risulta portare a violenza e non induce uno stato di aggressività collettiva. Da tutti gli studi condotti è infine risultato che l'alcool è la sostanza stupefacente e più pericolosa, che strappa dalla vita migliaia di persone ogni anno in stretta comparazione alla eroina, mentre la marijuana è risultata lo stupefacente di minore impatto e danno sociale e del singolo individuo.


Dal 1989 ogni anno, la terza settimana di novembre, la rivista High Times organizza ad Amsterdam la Cannabis Cup: coltivatori e coffee-shop espongono le nuove varietà prodotte tramite incroci e differenti metodi di coltivazione, e quelle giudicate migliori ricevono dei premi.

Dal 1999, il primo sabato di maggio, in più di duecento città del mondo è organizzata una manifestazione per la legalizzazione della marijuana chiamata Million Marijuana March.[15]

Nel 2005, i Premi Nobel per l'economia Milton Friedman, George Akerlof e Vernon Smith sono stati i primi firmatari di un appello[16] sottoscritto da 500 economisti americani per denunciare gli altissimi costi (7 miliardi di dollari all’anno) del proibizionismo sulla marijuana. Secondo Friedman questa legge rappresenta «un sussidio del governo al crimine organizzato».[17]
 
Secondo un sondaggio commissionato all'Ipsad dall'Istituto Superiore di Sanità pubblicato nel febbraio 2008, dieci milioni di italiani approvano l'uso della cannabis

Il termine "marijuana" è il nome comune col quale in Messico viene indicata tale pianta quando destinata a ricavarne sostanza stupefacente. L'uso del termine marijuana si è poi diffuso in tutto il mondo veicolato dai media fin dalla prima metà del secolo scorso. Sono innumerevoli in Italia ed all'estero i termini gergali, regionali o subregionali, che identificano la marijuana e l'hashish.
Nel gergo comune, per marijuana si intendono le infiorescenze delle piante femminili essiccate e conciate per essere fumate, benché il fumo non sia l'unico veicolo dei cannabinoidi, essendo liposolubili. I metodi di assunzione alternativi a quello tradizionale prevedono ad esempio l'infusione nel latte, nel burro o in altri lipidi nei quali si possano sciogliere i cannabinoidi attivi (THC).
Dalle infiorescenze si ricava anche una particolare resina lavorata la cui consistenza può variare da solida a collosa in relazione alle modalità di produzione (l'hashish).
La foglia di canapa indica, simbolo mediatico della marijuana, non si fuma poiché povera in principi attivi e ricca di clorofilla che inasprisce il tipico sapore dolciastro delle infiorescenze.
Ganja è il termine in lingua creolo giamaicana utilizzato per indicare la marijuana, erba ritenuta dai rastafariani indispensabile per la meditazione e la preghiera.[1]
Negli anni trenta, l'antropologa Sula Benet ha evidenziato la possibilità che gli antichi israeliti facessero un uso sacrale della cannabis, desumendo l'informazione dai versetti della bibbia in cui si parla di kaneh bosm[2] (קְנֵה בֹשֶׂם). La crema di hashish è usata per scopi meditativi anche dai Sadhu indiani, da molti monaci buddhisti in Nepal e, in generale, nella zona himalayana.

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